Ottobre mese rosa della prevenzione: il racconto di Luisa Anna Monti

Ottobre mese rosa della prevenzione: il racconto di Luisa Anna Monti

Intervista ad Anna Luisa Monti

Ottobre mese rosa della prevenzione: il racconto di Luisa Anna Monti

Care Happy Agers, quest’oggi è in particolare a voi che vogliamo rivolgerci, per sensibilizzarvi circa un argomento che ci sta davvero molto a cuore.

Come ben sapete, ottobre è il mese internazionale della prevenzione contro il tumore al seno, una data importantissima, che ogni anno si ripete per rimarcare l’importanza di combattere questo terribile male, che solo in Italia registra 50 mila nuovi casi l’anno.

Il tumore al seno è purtroppo il più frequente dei tumori femminili, ma le metodiche di screening e di diagnosi precoce, consentono oggi di poter individuare il tumore ad uno stadio iniziale e di poterlo combattere efficacemente, abbassando sensibilmente, rispetto al passato, il tasso di mortalità delle donne colpite da questa terribile malattia.

Ottobre mese della prevenzione contro il tumore al seno

Negli ultimi anni, la ricerca ha fatto davvero passi da gigante, tuttavia, ci teniamo a ribadire ancora una volta a gran voce, che la migliore arma per combattere il tumore al seno, resta sempre e comunque la prevenzione.

A tal proposito, riportiamo la preziosa testimonianza di chi questo terribile male, lo ha combattuto e lo sta combattendo tutt’ora con determinazione e con tutta la forza di cui solo una donna può essere capace.

Stiamo parlando di Luisa Anna Monti, 49 anni, ex dama del Trono over di Uomini e Donne di Maria De Filippi e oggi testimonial delle donne in rosa, che ha deciso di raccontare la sua esperienza a voi Happy Agers.

Luisa, quando e come hai scoperto di avere un tumore al seno?

Lo scorso anno, dopo la dolorosa perdita di mio padre a causa di un tumore, ho deciso di sottopormi ai controlli di routine che, confesso, avevo trascurato nel corso della Pandemia.

Avendo già subito nel 2015 l’asportazione della tiroide per un carcinoma e considerata l’alta percentuale di casi di tumore che purtroppo ha la mia famiglia, su suggerimento della mia senologa, mi sono sottoposta ad una ecografia mammaria e ad una mammografia in tomosintesi, esame molto più approfondito e preciso rispetto alla normale mammografia eseguita dalla maggior parte dei laboratori. Da subito, si è capito che qualcosa non andava e così, dopo una serie di approfondimenti, mi è arrivata la notizia che nessuna donna vorrebbe ricevere: carcinoma mammario, per fortuna ad uno stadio non avanzato.

Come hai reagito a questa notizia?

La prima sensazione è stata ovviamente la paura: paura di non farcela, di non avere la forza fisica e mentale per superare tutto quello che mi aspettava. Ho rivissuto l’angoscia di quando, ancora adolescente, ho perso la mia adorata mamma proprio per un tumore al seno. In più, come detto, mi stavo appena riprendendo dalla scomparsa di mio padre, per cui sì, ho avuto paura di non farcela.

E poi cosa è successo?

Ho deciso subito di rimboccarmi le maniche e di non darla vinta, come dico io, alla bestia e mi sono affidata ad un centro di eccellenza nella cura del tumore al seno, presso il Policlinico Gemelli di Roma, diretto dal Prof. Masetti.

Ho avuto la tentazione, penso comprensibile, di documentarmi su Internet, ma ho capito che avrei solo alimentato le mie paure e i miei dubbi, mentre solo gli specialisti e chi si trova ogni giorno a combattere contro questa malattia, avrebbero potuto darmi le risposte che cercavo. Così, sono stata rassicurata:

grazie alla prevenzione, il tumore era stato preso ad uno stadio iniziale, ma era necessario operarlo subito.

Quando ti sei operata?

Il 24 luglio, a pochi mesi dalla diagnosi, ho subìto un intervento di quadrantectomia, oltre ad un’ovariectomia per un altro tumore benigno che sarebbe potuto degenerare. Un intervento lungo, durato circa 7 ore, al termine del quale sono crollata. Fortunatamente, fuori dalla sala operatoria mi aspettavano Salvio, il mio compagno (conosciuto proprio nel corso della trasmissione U&D), mio fratello e mia cognata, i miei amici più cari ed è a loro che ho voluto dedicare il mio primo sorriso dopo l’operazione. Il sostegno delle persone più care è stato fondamentale per superare tutto, anche se io sono sempre stata abituata ad affrontare le difficoltà da sola.

A casa ho poi trovato il mio amato barboncino Teddy, che mi è stato vicino per tutta la convalescenza. E non ultimi, i miei fantastici followers, che mi hanno tenuto compagnia, sostenuta, consolata, distratta, mostrandomi un affetto e una vicinanza che mai avrei immaginato. Ancora oggi, ricevo periodicamente a casa pacchi di prodotti tipici e golosità da ogni parte d’Italia, che i miei fan mi inviano con l’augurio di riprendermi presto. Fantastici e terapeutici!

Anna Monti e Teddy

Oggi come stai affrontando le terapie?

Ho voluto guardare il bicchiere mezzo pieno e cercare un appiglio per vivere con positività il mio percorso di cura. Mi sono detta: la mia passione più grande è da sempre la moda e allora perché non lanciare un messaggio di positività alle mie amiche guerriere, che stanno combattendo la mia stessa battaglia? Quale? Beh, se dobbiamo affrontare questo percorso di terapie lungo, difficile e certamente doloroso, allora facciamolo con stile! Così ogni mattina, prima di salire in macchina per andare in Ospedale, studio l’outfit perfetto per la giornata, che deve essere colorato, allegro, elegante e originale.

Quindi lo condivido con i miei follower. Sorprendentemente, tante donne nella mia stessa situazione, mi hanno ringraziata ed hanno iniziato anche loro ad andare in ospedale vestite di tutto punto, come se si andasse ad un appuntamento tra amiche. Ad alcuni potrà forse sembrare inopportuno, ma per me è un modo come un altro per esorcizzare la malattia e per affrontare il tutto con il sorriso che mai ho fatto spegnere sul mio viso.

Anna Luisa Monti e Salvio

Che messaggio vuoi lanciare alle lettrici Happy Age?

Prevenite, prevenite, prevenite. Non siate medici di voi stesse, ma affidatevi a chi ha competenze. Non aspettate di avere sintomi o campanelli di allarme, ma eseguite costantemente controlli ed esami approfonditi, specialmente se avete casi di tumore in famiglia. E soprattutto, non abbiate paura di una diagnosi negativa, perché, come dico io, noi donne in rosa siamo guerriere e le guerriere sanno sempre trasformare la paura in forza.  

Quindi uniamoci tutte in un urlo virtuale e gridiamo #fuckyoucancer

donne in rosa

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